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valigia.wmf (14476 byte) VIAGGIARE IERI E OGGI

Fin dai suoi albori, il turismo (avviato a vari scopi dal mondo occidentale) ha creato lacerazioni, modificato o stravolto situazioni esistenti da secoli o millenni, introdotto concetti di "civiltà" a senso unico, cancellato o relegato in angoli bui, tradizioni e usanze.

Gli statunitensi sono stati i primi a potersi permettere il viaggio all’estero, negli anni ’60 è arrivato il turno degli europei, poi ancora dei canadesi, giapponesi, australiani e infine, dagli anni ’80 in poi delle minoranze abbienti dell’India, del Brasile, del Messico, del Sudafrica, ecc.

Attualmente si spostano fuori dai propri paesi 567 milioni di persone, ai quali vanno aggiunti gli spostamenti interni, che secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (ONU) sarebbero addirittura di ben 8 volte superiori a quelli internazionali. Insomma, le persone che viaggiano in un anno sono all’incirca 5 miliardi, come se una volta all’anno l’intera umanità si spostasse almeno una volta dal suo luogo di residenza.

Sono stati tre gli acceleratori fondamentali che hanno trasformato il viaggio in qualcosa di abnorme economicamente e socialmente, che gli hanno conferito il titolo di "industria" pur in assenza di macchinari e catene di montaggio: la curiosità verso l’altrove e l’altrui, dopo le imprese dei navigatori per eccellenza, da Colombo a Cook; la diffusione su ampia scala della carta stampata (diari, resoconti, giornali) a partire soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento; l’evoluzione dei mezzi di trasporto che gradualmente hanno ridotto, fino a ridicolizzarle, le distanze. La miscela di questi tre elementi, ha fatto sì che il turismo divenisse fenomeno di massa e di carattere economico; una industria talmente importante da risultare la seconda voce mondiale di spesa dopo gli alimentari, da riuscire a contendere il primato tra le voci commerciali al petrolio ed a superare col proprio fatturato quello dell'automobile, dell'acciaio, dell'elettronica e dell'agricoltura. Alcuni numeri aiuteranno la nostra analisi: il fatturato annuo di questa industria senza macchinari né catene di montaggio ammonta a 3.500 milioni di dollari (una cifra che molti di noi non riuscirebbero neanche a scrivere in lire), cioè il 6% del prodotto lordo dell'intero pianeta ed impiega 127 milioni di persone, cioè 1 su 15 occupati in tutto il mondo.

 

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