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Crimini contro l'umanità: la Corte Penale Internazionale apre un'inchiesta sul Burundi

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10 ottobre 2017 - I giudici della Corte Penale Internazionale hanno autorizzato l'apertura di un'inchiesta per presunti crimini contro l'umanità in Burundi. Le violenze contestate avrebbe fatto almeno 1.200 morti in un Paese che il 27 ottobre ha lasciato la Corte penale internazionale.

Il Paese dei Grandi Laghi sta vivendo una difficile crisi istituzionale da quando il Presidente Pierre Nkurunziza  ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni per un terzo mandato presidenziale. Le precedenti elezioni furono disertate dalle opposizioni.

 Il 25 ottobre scorso il Tribunale internazionale “ha autorizzato ad aprire un’inchiesta su presunti crimini commessi nel Paese e al di fuori da cittadini burundesi tra il 26 aprile 2015 e il 26 ottobre 2017”. Il ritiro del Burundi dalla giurisdizione della Corte ha avuto effetto il 27 ottobre dunque rimane la giurisdizione nel periodo preso in esame.

I crimini, che vanno dalle lesioni personali, all’omicidio o tentativo di omicidio, alla tortura e privazione della libertà, sarebbero stati commessi da uomini delle forze dell’ordine, dell’Esercito insieme a giovani dell’Imbonerakure, la Lega giovanile del partito di Governo.

Secondo stime della Corte dell’Aja la violenza che ha accompagnato questa crisi avrebbe causato almeno 1.200 morti e lo sfollamento di oltre 400.000 persone tra aprile 2015 e maggio 2017.

La reazione del Governo si è fatta sentire. “La Corte Penale Internazionale, istituto corrotto, ha ancora una volta provato a creare problemi”- ha scritto su Twitter Willy Nyamitwe, responsabile della comunicazione del presidente – “Questa è l’ultima carta che sta provando a giocare l’Occidente ma senza dubbio il Burundi ne uscirà vincitore”.

La Corte penale internazionale istituito nel 2002 è il primo Tribunale internazionale permanente con giurisdizione su genocidi, crimini contro l’umanità. La maggior parte dei paesi europei, tra i quali l’Italia, fanno parte della Corte penale internazionale, mentre non vi appartengono stati come la Cina, l’India e l’Indonesia. Gli Stati Uniti, come la Russia e diversi altri stati, hanno sottoscritto lo statuto di costituzione del tribunale, ma non lo hanno ratificato.

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