Il giorno della memoria: una cicatrice globale

Due minuti di silenzio nel ricordo di tutti gli ebrei vittime dell’olocausto.

Israele ricorda il suo dolore lanciando l’impegno nella lotta contro il razzismo e l’xenofobia.

In un paese ancora oggi dilaniato dall’odio e dal rancore, il giorno della memoria arriva come un raggio di sole a riscaldare i cuori di chi, quell’odio e quel rancore continuano ad alimentarlo.

Questa mattina alle 9.00 è iniziata nei territori di israele la Giornata della Memoria. Più di sessant’anni fà, durante al seconda guerra mondiale, furono circa 6 milioni gli ebrei sterminati. Le nostre coscienze versano ancora lacrime di sangue per quello che ancora oggi viene definito uno degli eventi più aberranti della storia del XX secolo.

Il primo Ministro Israeliano, Ehud Olmert, ha attaccato "coloro che non hanno ancora tratto la lezione della Shoah", richiamando all’ordine tutti coloro che ancora oggi minacciano la serenità della popolazione israeliana.

La storia ci insegna che non sempre questa demarcazione di ruoli tra carnefice e vittima è così immutabile e definita nel tempo.

I territori israeliani hanno una tradizione condivisa che non può essere dimenticata. La presenza palestinese è una realtà, un presente che da forza e senso alla storia, proprio quella storia che è importante tenere viva nella “memoria”.

E se è vero che è "dovere storico" di Israele combattere il razzismo e la xenofobia", così come ricorda Ehud Olmert, forse è giunto il momento di percorrere con convinzione la lunga strada verso il dialogo.

In un paese dove le religioni e le culture trovano difficoltà a convivere, dove ebrei, mussulmani, armeni e cattolici condividono mercati, luoghi di culto e strade, quanto spazio vogliamo ancora lasciare per la paura dell’altro?

 

Debora Sanguinato