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Patrick

Patrick ha 12 anni e da quando sua madre è morta a causa della malaria, quattro anni fa, è stato accolto nel Centro Don Bosco Ngangi a Goma, in Repubblica Democratica del Congo, che ospita bambine, bambini e giovani che lì trovano protezione e la possibilità di costruire il proprio futuro.

22 maggio 2021: il vulcano Nyiragongo, uno dei più pericolosi al mondo, erutta con violenza provocando forti scosse di terremoto e la lava incandescente avanza verso la città.

27 maggio 2021: le autorità ordinano di evacuare 10 dei 18 quartieri di Goma. Patrick, insieme agli altri 282 bambine e bambini e a 187 giovani, con l’aiuto del VIS viene trasferito a 35 km dalla città, in una scuola agraria salesiana.

5 giugno: la situazione nelle aule della scuola è complessa. Nella zona, tra i rifugiati, sta dilagando un’epidemia di colera, oltre al Covid. Il governo autorizza un graduale rientro in città. I Salesiani e il VIS decidono di riportare Patrick e gli altri bambini al Centro.

11 giugno: i salesiani e il VIS stanno cercando di allestire Maison Gahinjia, che attualmente ospita 35 ragazzi in situazione di strada, per poter accogliere 100 bambini durante il giorno e 60 anche per la notte.

 

 

Emergenza Goma

L’Eruzione del Vulcano Nyragongo a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, sta distruggendo case, beni e il futuro di migliaia di famiglie.

Erano le 18.30 del 22 maggio quando a Gom

Sifa

Sono Sifa, ho sedici anni e vivo a “Maison Ushindi” presso il Centro Don Bosco Ngangi a Goma, una casa di accoglienza per bambine e bambini piccoli. Il centro ospita anche 6 ragazze fino ai diciassette anni e io sono una di loro. La nostra casa è grande, è divisa per dormitori a seconda dell’età che si affacciano sull'area giochi comune e sulla zona lavanderia.

Sono la quinta di otto figli e vivo qui da quando avevo tre anni. Mia madre soffriva di problemi mentali e per questo non sono potuta crescere con lei; mio padre è scomparso da tantissimo tempo e non ho più sue notizie da oltre dodici anni.

Sono appassionata del lavoro che le educatrici fanno con i bambini più piccoli. Io cerco di aiutare e prendermi cura dei bambini che vivono qui come le educatrici si sono prese cura di me per tanti anni.

Il mio sogno è diventare insegnante; mi piace questo lavoro e per questo sceglierò la sezione pedagogica l'anno prossimo. Sogno di crearmi una famiglia, avere dei figli e prendermi cura di loro in un ambiente familiare, per questo voglio continuare a studiare, formarmi per acquisire le conoscenze che mi saranno per il mio futuro”.

La vita di Sifa è una testimonianza di quanto l'educazione, l’esempio e l’amore possano cambiare la vita di una persona, aiutarla ad affrontare la vita e costruire per sé e per gli altri un futuro di speranza.

I bambini, le bambine e le ragazze ospitate a Maison Ushindi sono supportati dal progetto di sostegno a distanza del VIS.

Faida

“Mi piace guardare mio figlio, mi piace stringerlo forte, tenerlo stretto a me: lui è la mia vita”. (Mamma Faida)

Mi chiamo Faida e sono una bambina e una madre allo stesso tempo. Ho 14 anni e provengo da Mugunga, uno dei quartieri più poveri della città di Goma, roccaforte di gruppi armati che seminano il terrore nella regione da più di vent’anni.

Da quattro mesi io e il mio bimbo di quasi un anno siamo stati accolti a Casa Margherita presso il Centro Don Bosco Nagangi. Circa due anni fa purtroppo mi sono trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, e mio malgrado sono rimasta incinta. Quel giorno ho passato molto tempo nel parco prima di ritrovare la mia famiglia e più di un mese in ospedale per le cure. Quel periodo mi è sembrato un'eternità.

Grazie a tante persone che mi hanno aiutato ora sono qui, al sicuro. Ho imparato a usare la macchina da cucire, so tagliare e confezionare una gonna e sono felice. Spero che alla fine di quest’anno saprò già cucire, questo mi permetterà di essere utile a me stessa, al mio bambino e a mia madre che vive sola a Mugunga. Ma soprattutto mi piace guardare mio figlio, mi piace stringerlo forte, tenerlo stretto a me: lui è la mia vita!”.

Faida e il suo bambino vivono insieme ad altre 56 ragazze vulnerabili a Casa Margherita. Qui hanno trovato una casa, protezione, cure e la possibilità di imparare un mestiere.

 

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