L'ONU per lo sviluppo mondiale: obiettivi e mezzi. La riflessione del Professor Gianni Vaggi

2 marzo 2015 - Da tempo sentiamo parlare dell'Agenda Post 2015. Dal 2000 sono entrati tra i temi principali gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. E non è facile capire questi concetti e, soprattutto, perchè sono cosi importanti per l'intera umanità, tanto per noi in Europa quanto per i cittadini degli altri continenti. Per questo motivo vi invitiamo a leggere questo articolo di Gianni Vaggi, docente dell'Università di Pavia e membro del Comitato Esecutivo del VIS, pubblicato sul blog Sviluppo Felice. 

L’ONU per lo sviluppo mondiale: obiettivi e mezzi*

Nel settembre 2000 l’Assemblea ONU approvò otto Millenium Development Goals (MDGs; Obbiettivi del millennio), da raggiungere entro il 2015. Quegli obiettivi hanno rafforzato l’idea che lo sviluppo non è solo crescita economica, ma un processo dai molti volti, che riguarda povertà, salute, istruzione, ambiente, questione di genere. Essi indicano processi misurabili e verificabili. Alcuni saranno conseguiti sia a livello globale che da molti paesi: riduzione della povertà estrema, uguaglianza di genere nell’istruzione, scolarizzazione primaria, accesso all’acqua potabile. Tuttavia nell’Africa sub-sahariana solo pochi paesi li raggiungeranno[1].

Da tempo si discute su che cosa fare dopo il 2015. Nel luglio 2014 è stato presentato il lavoro dell’ ”Open Working Group” su Sustainable Development Goals (SDGs), con enfasi sullo sviluppo sostenibile. Questa è la base per i nuovi obiettivi, che saranno promulgati nel settembre 2015, con scadenza 2030. C’è stata un’ampia consultazione, che ha coinvolto molti think-tanks e ONG. Nell’Italia tutta presa dall’EXPO non c’è stato molto dibattito.

In questa proposta ci sono 17 obiettivi e ben 169 indicatori, con molte ripetizioni e parecchia confusione tra obiettivi e mezzi per raggiungerli[2]. C’è quasi tutto quello che ognuno di noi può immaginare sia nel concetto di sviluppo.

L’ultimo degli SDGs è Rafforzare … il partenariato globale per lo svilupposostenibile, dove si affronta il problema dei mezzi per raggiungere gli obiettivi e delle risorse risorse necessarie. Nel 2000 l’obiettivo 8, sul partenariato, fu aggiunto solo dopo, in seguito alle pressioni dei paesi in via di sviluppo e di molte organizzazioni indipendenti, per evitare che i paesi più poveri fossero lasciati soli ad affrontare dei compiti improbi per le loro risorse e capacità. Questo obiettivo ha sempre ricevuto, ieri e oggi, molte critiche perché troppo generico nella definizione dei mezzi.

L’SDG 17 riguarda in gran parte il commercio e la finanza. Sul partenariato riguardo a questi ambiti non si può prescindere da due cambiamenti degli ultimi trent’anni: la crescita economica dell’Asia, e di alcuni paesi emergenti, e l’enorme sviluppo della finanza internazionale. Si tratta di cambiamenti strutturali, cioè destinati a durare e che condizioneranno le economie di tutti i paesi nei prossimi decenni.

Qui mi occupo solo della finanza. Nel luglio 2015 si terrà ad Addis Abeba la terza conferenza sulla finanza per lo sviluppo, che dovrebbe indicare dove trovare le risorse per gli obbiettivi ONU[3]. Tuttavia finora si è trascurato il tema del come proteggere la finanza per lo sviluppo dalla speculazione che domina la finanza internazionale

Già nell’MDG 8, un capitolo (8D) era dedicato alla sostenibilità del debito, e un altro (8A) parlava di sviluppare un sistema commerciale e finanziario “prevedibile, con regole certe e non discriminatorio”. Nel nuovo obiettivo 17 si riparla di sostenibilità del debito, ma si accenna solo alla necessità di “migliorare la regolazione ed il monitoraggio dei mercati finanziari global”. Davvero troppo poco in un mondo in cui la finanza si muove ormai liberamente fra paesi ricchi, emergenti e persino verso paesi poveri in cerca rendimenti elevati.

Nel luglio 2014 un fondo di investimento “avvoltoio”, Themis Capital and Des Moines, ha vinto una causa contro la Repubblica Democratica del Congo che quindi ora deve pagare 18 milioni di dollari di debito originario più altri 70 milioni di interessi. Sì, 70 milioni perché il debito era stato contratto da Mobutu nei primi anni ottanta (Financial Times, 27 nov. 2014)! La Repubblica Democratica del Congo ha un reddito annuo pro capite di circa 200 dollari. Quel fondo di investimento non era fra i creditori originari; si era comprato il debito del Congo sul mercato secondario con forti sconti sul prezzo. Vicende simili sono toccate all’Argentina, ma anche alla Grecia.

Difficile non mettere a confronto queste vicende con i vecchi e nuovi obiettivi del millennio; da un lato belle idee e propositi dall’altro la dura realtà dei mercati finanziari; di quella finanza derivata che ancor oggi è quasi dieci volte più grande del Prodotto Interno Lordo del mondo.

Paesi come Ghana, Filippine, Kenya e Sri Lanka si stanno affacciando ora sui mercati finanziari internazionali. Forse il modo migliore per aiutare loro e il Congo sarebbe quello di mettere davvero sotto controllo il sistema finanziario internazionale, forse impazzito[4].

*di Gianni Vaggi

Università di Pavia

Comitato Esecutivo VIS

fonte: Blog Sviluppo Felice

NOTE

[1] Vedi ad es. 2013 European Report on Development, Post-2015: Global Action for an Inclusive Sustainable Future (www.rd-report.eu/erd/report).

[2] Vedi Maxwell S., Post-2015. Arriving or departing?, 30 July 2014,http://www.simonmaxwell.eu/blog/post-2015-arriving-or-departing.html.

[3] Vedi UN Financing for Development negotiations, Eurodad 10 Nov. 2014,www.eurodad.org/ffdposition

[4] Engel P. e Knoll A., “Development is thinking ahead”, Economic Development Briefing Note, n. 72, Nov. 2014.