8 marzo: la storia di Francine e delle donne di Goma

8 marzo 2013 - Francine, una ragazzina di 14 anni ha camminato per piu di 20 kilometri a piedi per arrivare al Centro Don Bosco Ngangi, col suo bebé di 6 mesi, frutto di una violenza subita da un militare in una zona rurale fuori Goma. La famiglia l’ha abbandonata per la vergogna e la mancanza di mezzi.

E’ arrivata, piccola, infreddolita e sperduta con il suo piccolo Patrick legato sulla schiena. L’abbiamo accolta e curata. Ci sono voluti mesi di duro e paziente lavoro, non apriva bocca nemmeno per mangiare: ora segue la formazione in sartoria e la sua famiglia si è detta disposta a riaccoglierla a casa, perché potrà provvedere a se stessa e al suo bimbo. Francine adesso ride felice quando gioca a palla, canta e parla con le altre “sorelle”. 

L’8 marzo ci vestiremo tutte con la stessa stoffa africana colorata, scelta dal Centro Don Bosco come simbolo e festeggiamento per noi donne, celebreremo la messa, seguita da giochi e danze.

Il progetto “Maison Margherita” promosso dal VIS e dei Salesiani di Don Bosco, a Goma, Repubblica Democratica del Congo, nasce nel 2009 dalla volontà di promuovere la difesa dei diritti delle donne e dei loro bambini.

A Maison Margherita accogliamo ragazze “vulnerabili”, vittime di violenza sessuale, ragazze madri abbandonate, ragazze di strada, associate ai gruppi armati, accusate di stregoneria o semplicemente in difficoltà.

Nascere donna in Congo è di per sé una difficoltà: l’istruzione è spesso negata alle figlie femmine, destinate alle faccende domestiche e a matrimoni precoci; le statistiche parlano di 2 donne violentate su 5. E la guerra non fa altro che aumentare le stime.

Spesso le violenze non vengono nemmeno denunciate. Le gravidanze “indesiderate” sono all’ordine del giorno e per le madri bambine e i loro piccoli non ci sono strutture d’accoglienza adatte né sostegno da parte delle istituzioni, quando anche le stesse famiglie d’origine le abbandonano.

Margherita è il nome della madre di Don Bosco. Un nome importante, che le ragazze accolte sentono molto vicino: una mamma che dà loro protezione e aiuto; una donna forte e dolce che dev’essere loro d’esempio e sostegno.

Le giovani donne di Goma chiedono aiuto. Mamma Margherita risponde.

E la risposta non è fatta solamente di un letto,cibo o cure mediche ( bisogni primari a cui garantiamo una risposta immediata e costante), ma anche di speranza e possibilità concreta verso il futuro, perché i bisogni di queste piccole donne sono complessi e profondi.

Le ragazze sono ospitate in piccole casette colorate dove possono vivere una realtà familiare insieme ai loro piccoli ( per le filles mères), attraverso il paziente sostegno delle educatrici, che insegnano loro a cucinare, a tenere i bimbi puliti, ma anche a giocare, cantare e ballare.

Viene garantito loro il sostegno psicologico e l’accompagnamento nel difficile percorso del recupero e superamento dei traumi subiti, grazie al lavoro degli assistenti sociali e dello psicologo.

Le ragazze qui hanno diritto all’istruzione: quella elementare per chi non ha potuto completare la scuola di base e la formazione professionale (corsi per diventare sarta, parrucchiera, cuoca o artigiana); una formazione rapida che permetterà loro di diventare economicamente autonome e di non essere un ulteriore carico per la famiglia, riducendo così il rischio di cadere nel mondo della criminalità e della prostituzione.

Poter lavorare per una donna in Congo è un privilegio, non un diritto.

Durante il periodo di permanenza a “Margherita”, gli assistenti sociali, lavorano con la famiglia e le comunità locali per preparare, laddove possibile, il riunificazione familiare della ragazza. Dopo un anno trascorso all’interno del centro, le “figlie” sono aiutate a ritornare in famiglia, o in appartamenti in semi autonomia, dove continuano il loro percorso, monitorate dagli assistenti sociali. Il centro Don Bosco le appoggia con il progetto di microcredito, per aiutarle ad iniziare la propria attività generatrice di reddito ed essere cosi autonome.

E’ bello per noi volontari vivere con queste ragazze, vederle trasformarsi di giorno in giorno, accompagnarle nell’inizio della loro nuova vita; è bello ritrovarle l’anno dopo , con il loro lavoro e i loro bimbi cresciuti. Le guardiamo sorridere e sappiamo che “Margherita” è stata anche la loro mamma.

Ma adesso sono diventate grandi e dobbiamo lasciarle andare. Le piccole donne del Congo, a volte, ce la fanno.

Giovanna Bonvini

Volontaria VIS a Goma

GUARDA LA FOTOGALLERY DI PAOLO CARDONE DI SHOOT4CHANGE PER IL VIS SULLE DONNE DI MAMMA MARGHERITA