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Francine

“Mi chiamo Francine Lumo, sono nata a Masisi il 6 giugno del 2005 e i miei genitori si chiamano Pascal e Kasiwa.

Mio padre era un soldato ed è morto durante il periodo della guerra e mia madre, dopo qualche tempo, si è risposata. Poco dopo, io, mia madre e il mio patrigno siamo andati a vivere a Kirotshe, ma lì la vita non era per niente facile. Mia madre, infatti, non svolgendo alcuna attività lavorativa non aveva un’autonomia economica, dipendeva in tutto e per tutto dal suo nuovo marito. Così la mia famiglia ha iniziato a considerarmi come un peso e il mio patrigno, a poco a poco, ha iniziato a discriminarmi ed emarginarmi: non potevo nemmeno più mangiare in loro compagnia.

Lui spesso tornava a casa dopo aver bevuto e gridava a tutto il quartiere che io non ero sua figlia e che dovevo tornare a casa di mio padre. Tutto questo mi faceva stare male e creava dentro di me una pesantezza opprimente perché sentivo che non c’era più spazio per me.

Avevo smesso di studiare e di pensare al futuro, ad un certo punto ero andata a vivere con uno zio materno. Mio zio mi ha iscritto a scuola e ha cercato di fare del suo meglio, ma ogni volta che pagava le tasse scolastiche o comprava qualcosa di cui avevo bisogno sua moglie gli creava problemi. Alla fine, per non essere troppo di peso per mio zio, sono tornata a vivere di nuovo con mia madre.

Un giorno, per caso, quando ormai credevo non ci fosse più nulla da fare per me, ho incontrato delle ragazze che erano tornate da una certa Maison Marguerite; le ragazze erano allegre e sembravano davvero in gamba. Alcune avevano già imparato nozioni di cucina, altre sapevano fare acconciature e altre ancora cucire. Dentro di me si è accesa una speranza e ho chiesto loro come potessi fare anch’io per frequentare i corsi di formazione di cui mi avevano raccontato. Mi dissero di andare al Centro Marguerite e parlare con i responsabili; così sono partita da Kirotshe a piedi e, senza pensarci un attimo, ho percorso i 30 km che mi separavano da Goma, pur non conoscendo nessuno e non avendo la certezza di riuscire a rientrare a casa per la notte.

Appena arrivata ho incontrato Edgard, l’assistente sociale, che mi disse che l'anno scolastico stava per finire e quindi era tardi per le iscrizioni, ma che sarei potuta tornare l’anno successivo. Non mi demoralizzai e ho aspettato pazientemente.

Finalmente un martedì, lo ricordo molto bene, vidi Edgard venire da me per dirmi di prepararmi: il giorno dopo saremmo partiti per il Centro Marguerite.

Da quel momento molte cose sono cambiate nella mia vita. Oggi abito alla Maison Marguerite con delle ragazze che considero sorelle, sono accolta, nutrita e vestita, senza dover dare nulla in cambio. Ho potuto scegliere una professione e ho imparato a fare succhi, preparare ciambelle e tante altre ricette. Sto continuando ad imparare e spero di andar via da qui con una buona padronanza di quest'arte culinaria che sto apprendendo e che insegnerò anche ai miei fratelli e sorelle minori rimasti a casa. Il sogno, un giorno, è quello di aprire un nostro ristorante che ci permetta di vivere senza dover soffrire né dipendere da qualcun altro.”