Patto europeo su Asilo e Migrazione: la posizione degli enti salesiani impegnati nella mobilità umana
Il 12 giugno è entrato in vigore il Nuovo Patto Europeo su Asilo e Migrazione, una delle più rilevanti riforme delle politiche migratorie europee degli ultimi anni.
Gli enti salesiani impegnati nell'accoglienza, nell'educazione e nell'accompagnamento delle persone migranti guardano con attenzione a questo passaggio, consapevoli della necessità di una gestione condivisa dei fenomeni migratori, ma anche della responsabilità di vigilare affinché la tutela dei diritti umani rimanga il criterio fondamentale di ogni scelta politica.
La nostra esperienza quotidiana nei centri di accoglienza, nei percorsi educativi e di inclusione sociale ci porta a osservare con preoccupazione alcuni aspetti del nuovo sistema.
Il Patto introduce procedure più rapide per l'esame delle domande di asilo, rafforza i meccanismi di controllo alle frontiere e punta ad aumentare l'efficacia dei rimpatri. Tuttavia, il rischio è che la velocità delle procedure finisca per ridurre gli spazi necessari a garantire una reale valutazione delle singole situazioni personali, soprattutto nei confronti delle persone più vulnerabili. Come enti salesiani, insieme a numerose organizzazioni della società civile italiana e europea, evidenziamo il pericolo che l'approccio prevalente del nuovo Patto sia orientato più al contenimento dei flussi che alla protezione delle persone. La possibilità di trattenimenti prolungati nelle procedure di frontiera, l'accelerazione delle procedure di esame e il rafforzamento delle politiche di rimpatrio rischiano di produrre condizioni di maggiore fragilità e insicurezza per molti richiedenti asilo.
Le conseguenze saranno visibili anche nei centri di accoglienza. L'incertezza sul futuro giuridico delle persone accolte, la contrazione dei tempi per la preparazione delle pratiche, i trasferimenti frequenti tra diverse strutture e la possibilità di decisioni rapide sull'esito delle domande di protezione internazionale potranno compromettere percorsi educativi, formativi e di integrazione costruiti nel tempo. Diventa più difficile promuovere autonomia, inclusione sociale e inserimento lavorativo quando prevale una logica emergenziale e amministrativa rispetto a quella educativa.
Particolare attenzione merita la situazione dei giovani migranti e dei minori stranieri non accompagnati. Sebbene il Patto mantenga formalmente il principio del superiore interesse del minore, presente a livello nazionale con la Legge Zampa, riteniamo che l'effettiva applicazione di tale principio dovrà essere attentamente monitorata. I giovani che arrivano in Europa portano spesso con sé esperienze di trauma, violenza, sfruttamento e separazione familiare che richiedono tempo, accompagnamento educativo e relazioni di fiducia. Nessuna procedura accelerata dovrebbe compromettere il diritto alla protezione, all'istruzione, alla salute e alla costruzione di un progetto di vita dignitoso.
A destare particolare preoccupazione è inoltre la revisione del regolamento Eurodac, che nell’ambito del nuovo patto prevede l’estensione della raccolta dei dati biometrici ai minori a partire dai 6 anni di età, abbassando significativamente la soglia fissata precedentemente a 14 anni. Oltre alle impronte digitali, infatti, il sistema registrerà volti e altri dati, con l’obiettivo dichiarato in maniera esplicita di identificare i minori, prevenire le sparizioni e contrastare il traffico di essere umani. Evidenziamo perciò i rischi connessi alla raccolta e conservazione dei dati biometrici dei bambini e minori, richiamando l’attenzione al diritto alla privacy, sulla protezione dati personali e non ultimo l’assimilazione dei minori migranti a soggetti da controllare e non invece da proteggere.
Ribadiamo che la migrazione non può essere affrontata esclusivamente come una questione di sicurezza. Alla luce dei valori che ispirano l'azione salesiana e del Position Paper sulla Mobilità Umana sottoscritto dagli enti della rete salesiana, è necessario investire nella tutela effettiva dei diritti umani, in accoglienza di qualità, percorsi di integrazione, canali regolari di ingresso e cooperazione con i Paesi di origine. L'Europa sarà davvero fedele ai principi sui quali è stata costruita non quando riuscirà semplicemente a ridurre gli arrivi, ma quando saprà coniugare responsabilità, solidarietà e protezione delle persone più vulnerabili. Come enti salesiani continueremo a promuovere una cultura dell'accoglienza, della fraternità e della dignità umana, affinché ogni persona migrante possa trovare opportunità di crescita, inclusione e futuro.
In questo impegno ci lasciamo ispirare dall'esempio di Don Bosco, che ha dedicato la propria vita ai giovani più poveri, abbandonati ed esclusi del suo tempo, riconoscendo in ciascuno di essi una dignità inviolabile e una risorsa per la società. Oggi, di fronte alle sfide delle migrazioni contemporanee, rinnoviamo la convinzione che ogni giovane e ogni minore, indipendentemente dalla sua provenienza, dalla sua condizione giuridica o dalla sua storia personale, debba poter incontrare comunità capaci di accoglierlo, educarlo e accompagnarlo nella costruzione del proprio futuro. Questa è la sfida che interpella l'Europa e alla quale, come realtà salesiane, intendiamo continuare a dare il nostro contributo.
