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Mali: il VIS porta la cultura della pace nelle scuole e nelle comunità di Bamako, tra dialogo interculturale e sicurezza digitale

Sedici mesi di lavoro, due manuali, oltre 1.600 persone raggiunte. Si è concluso il progetto "Pace e Riconciliazione in Mali: Rafforzamento dei Meccanismi Tradizionali e della Cultura della Pace tra i Giovani", promosso dal VIS in partenariato con i Salesiani di Don Bosco in Mali (ADAFO), con il finanziamento della Direzione Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali (DGMO) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L'intervento ha operato su due fronti complementari: da un lato il rafforzamento delle pratiche tradizionali di dialogo e mediazione comunitaria; dall'altro la promozione di un uso consapevole e responsabile del web e dei social media tra i giovani. Due sfide diverse, un'unica convinzione di fondo: in un Paese segnato da anni di instabilità politica, insicurezza e tensioni intercomunitarie, i giovani possono e devono essere protagonisti del cambiamento — non semplici destinatari di interventi calati dall'alto, ma attori capaci di costruire relazioni, prevenire conflitti e generare fiducia all'interno delle proprie comunità. Il primo filone del progetto ha puntato a recuperare e trasmettere alle nuove generazioni gli strumenti che le comunità maliane già possiedono per prevenire e gestire i conflitti.

A partire da una ricerca sul campo — 69 questionari, 12 interviste in profondità e 7 focus group — è stato elaborato un manuale pedagogico strutturato in sette capitoli: dalla comprensione dei conflitti alle dinamiche intergenerazionali, dai meccanismi tradizionali di mediazione alle riflessioni su come adattarli alle sfide contemporanee. Il manuale è stato stampato in 350 copie e distribuito nei sei comuni del distretto di Bamako. A marzo 2026, 30 giovani rappresentanti dei Consigli Comunitari dei Giovani (CCJ) hanno partecipato a una formazione intensiva di tre giorni, diventando a loro volta formatori nelle proprie comunità. Nei giorni successivi hanno condotto workshop in tutti e sei i comuni, raggiungendo 300 cittadini.

Nelle scuole dell'Institut Diba e del Gruppo Scolastico di Sabalibougou, gli stessi giovani hanno facilitato sessioni interattive con 228 studenti e 13 insegnanti. Un approccio "a cascata" che ha permesso di moltiplicare l'impatto dell'iniziativa e rafforzare il ruolo dei giovani come mediatori e promotori di pace. Il secondo filone ha affrontato un paradosso che i dati rendono evidente: il 93,9% dei giovani intervistati si connette a internet più volte al giorno, ma il 39,4% non ha mai ricevuto alcuna formazione su come farlo in modo sicuro. In un contesto già fragile, la disinformazione che circola su WhatsApp, Facebook e TikTok non è un problema astratto: alimenta il panico, acuisce la sfiducia nelle istituzioni e amplifica le tensioni sociali. Il 57,6% degli intervistati ha dichiarato di essersi imbattuto in notizie false, mentre il 21,2% ha subito episodi di cyberbullismo.

A partire da uno studio approfondito condotto a Bamako, Sikasso e Bougouni, VIS ha sviluppato una guida pedagogica in dodici unità — disponibile in francese e in bambara — dedicata a temi come il riconoscimento delle fake news, il fact-checking, la protezione dei dati personali e la comunicazione positiva online. Tra febbraio e marzo 2026, le sessioni di sensibilizzazione presso l'Istituto Sacro Cuore e il Centre Père Michel di Bamako hanno raggiunto 1.003 studenti e 52 insegnanti, con un'ulteriore sessione dedicata ai genitori.

Il manuale è stato distribuito in 500 copie e condiviso anche in formato digitale, per favorirne la diffusione e l'utilizzo ben oltre la durata del progetto. Il risultato più significativo, forse, non si misura nei numeri ma nella risposta delle istituzioni locali. Il Consiglio Nazionale della Gioventù ha richiesto copie aggiuntive di entrambi i manuali per promuoverne la diffusione su scala nazionale. I docenti degli istituti coinvolti hanno proposto di integrare i materiali nei programmi di informatica e di educazione civica. Tre scuole hanno già espresso interesse a replicare le attività nei propri istituti negli anni a venire — segnali concreti di appropriazione locale e sostenibilità, elementi fondamentali per trasformare un progetto in un processo duraturo di cambiamento sociale.

VIS sta valutando una seconda fase dell'iniziativa per estendere le attività ad altre regioni del Paese, consolidando i partenariati istituzionali già avviati e valorizzando gli strumenti sviluppati e la rete di giovani formati. Perché costruire la pace non significa soltanto intervenire quando emergono i conflitti, ma creare ogni giorno le condizioni affinché possano essere prevenuti. Le basi sono solide. La rete è attiva. Il lavoro continua.