L'appello lanciato dalle organizzazioni della società civile italiana attive nella cooperazione internazionale nell'ambito del Forum euromediterraneo per il diritto all'acqua
Pubblichiamo integralmente il comunicato di AOI, Link2007 e CINI, di cui il VIS fa parte:
In un contesto di crisi del multilateralismo, le organizzazioni della società civile considerano il Forum euromediterraneo per il diritto all’acqua un’importante opportunità per riportare l’acqua al centro delle politiche pubbliche, della cooperazione internazionale e del dialogo tra le società mediterranee.
In una regione in cui il riscaldamento globale, l’aumento della domanda e la competizione per l’acqua destinata al consumo umano, all’alimentazione, alle industrie, all’energia e alle esigenze ecologiche, ed il crescente degrado degli ecosistemi e i conflitti legati all’acqua, sono aggravati da disuguaglianze profondamente radicate, la sicurezza idrica non può essere affrontata come una questione puramente tecnica. A maggior ragione perché le disuguaglianze si intrecciano con le questioni di genere in termini di proprietà, accesso e violenza, e le persone più vulnerabili subiscono restrizioni ai propri diritti e al controllo sulle risorse, ed è proprio a loro che spetta il rischio maggiore di essere colpite dalle crisi idriche. Si tratta quindi di una questione di diritti, giustizia, pace e democrazia.
L’acqua come bene comune e diritto fondamentale
L’acqua è un bene comune essenziale e l’accesso sicuro all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è un diritto umano fondamentale. Le politiche idriche devono quindi, innanzitutto, garantire l’accessibilità, la qualità, la continuità del servizio e la protezione dei gruppi più vulnerabili, nonché la gestione responsabile e sostenibile delle risorse idriche. L’efficienza economica e il contributo del settore privato possono aiutare a migliorare le infrastrutture e la gestione, ma non possono sostituire la responsabilità pubblica né trasformare l’acqua in una mera merce.
Dobbiamo inoltre riconoscere il valore sociale ed ecologico dell’acqua, oltre al suo valore produttivo. I benefici generati dall’uso economico di questa risorsa dovrebbero contribuire, in modo trasparente, alla conservazione degli ecosistemi, alla resilienza climatica, all’accesso universale e al rafforzamento dei servizi locali. L’obiettivo finale rimane quindi la giustizia idrica e climatica.
La governance partecipativa dell’acqua e il ruolo della società civile
L’insicurezza idrica è, innanzitutto, una questione di equità, responsabilità e distribuzione del potere. Troppo spesso l’accesso all’acqua viene inquadrato come una questione tecnologica, mentre la sfida più profonda riguarda chi controlla le risorse, chi beneficia degli investimenti e chi decide a quali bisogni dare priorità. Ogni innovazione tecnologica dipende da sistemi di governance che garantiscano un accesso equo, trasparente e inclusivo. Senza di essi, l’innovazione rischia di rafforzare le disuguaglianze esistenti anziché ridurle. Il diritto all’acqua diventa effettivo solo se inserito in un sistema di governance legittimo e inclusivo che integri le politiche pubbliche con accordi istituzionali basati sulla comunità. La creazione di tali sistemi dovrebbe costituire una priorità strategica per la cooperazione euromediterranea nei prossimi decenni.
La governance idrica deve essere multilivello e inclusiva, avvicinando il potere decisionale e le risorse a coloro che gestiscono l’acqua e ne dipendono quotidianamente. Le donne, i giovani, i piccoli agricoltori, le comunità rurali e periurbane, le popolazioni sfollate e le persone più vulnerabili agli eventi estremi devono essere direttamente coinvolti nella definizione delle priorità. Una prospettiva di genere è essenziale: in molti contesti, le donne si fanno carico del peso principale della raccolta dell’acqua, dell’uso domestico e della gestione quotidiana, pur rimanendo sottorappresentate negli organi decisionali.
La trasparenza e un accesso significativo della società civile ai processi di pianificazione a livello locale, nazionale e regionale sono prerequisiti per un’attuazione efficace. Una governance migliorata deve garantire un accesso continuo e sostenibile attraverso una migliore gestione delle risorse e degli investimenti, compreso il coinvolgimento strutturato degli utenti nei sistemi di distribuzione (irrigazione, acqua potabile e piccoli impianti idroelettrici). Un sistema decentralizzato di gestione delle risorse idriche — supportato da un adeguato monitoraggio da parte delle agenzie idriche e degli operatori designati — deve operare all’interno di quadri legislativi nazionali adeguati.
Collegare le politiche sovranazionali alle realtà sul campo richiede un dialogo efficace tra istituzioni e comunità, nonché il rafforzamento delle capacità in materia di governance, pianificazione, gestione e monitoraggio. Le reti di ONG chiedono meccanismi permanenti e trasparenti che coinvolgano più parti interessate, tra cui istituzioni pubbliche a tutti i livelli, autorità locali, fornitori di servizi, società civile, comunità, investitori e attori privati in tutte le fasi di definizione delle priorità, pianificazione, attuazione e monitoraggio. Tali meccanismi dovrebbero stabilire ruoli e responsabilità chiari, gestire potenziali conflitti di interesse e garantire che le decisioni e gli investimenti diano priorità al diritto umano all’acqua, all’equità e alla sostenibilità a lungo termine dei servizi.
Dal nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi ai programmi locali
Il nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi (WEFE) costituisce un quadro di riferimento utile solo se messo in pratica. Le decisioni relative all’acqua, all’energia, alla sicurezza alimentare e alla protezione degli ecosistemi devono essere valutate collettivamente utilizzando un approccio agroecologico, assicurando che le soluzioni adottate in un settore non creino nuove vulnerabilità in un altro. Ciò vale per l’irrigazione, il riutilizzo dell’acqua, la desalinizzazione, la produzione energetica, le filiere agroalimentari e lo sviluppo urbano. Gli interventi e le innovazioni dovrebbero essere progettati congiuntamente con le istituzioni locali, i fornitori di servizi, le organizzazioni della società civile e gli utenti finali durante l’intero ciclo del programma, assicurando che le soluzioni rispondano alle esigenze individuate a livello locale e siano socialmente appropriate, inclusive, accessibili e sostenibili.
La transizione idrica deve andare di pari passo con la trasformazione del sistema alimentare entro i limiti idrologici territoriali e la pianificazione idrica deve tenere conto dei sistemi alimentari. La riprogettazione ecologica richiede un accesso equo alle risorse, una partecipazione significativa, la co-creazione di conoscenze e cambiamenti nelle dinamiche di potere relative a chi decide, chi sostiene i costi e chi beneficia dell’uso dell’acqua.
Un approccio basato sui sistemi — che tenga conto dell’accesso equo, della connettività, della partecipazione e delle funzioni idrologiche territoriali — consente di andare oltre soluzioni incentrate esclusivamente sull’efficienza idrica. L’efficienza è necessaria, ma non garantisce la sostenibilità: i risparmi idrici a livello di azienda agricola sono spesso attuati a fronte dell’espansione delle aree irrigate, dell’intensificazione della produzione o del passaggio a colture ad alto consumo idrico.
Gli investimenti devono quindi essere valutati in base alle effettive riduzioni della pressione a livello di bacino fluviale e al rispetto dei limiti ecologici, piuttosto che alla sola efficienza tecnica. L’efficienza nell’uso dell’acqua è il mezzo; la sostenibilità idrica e la giustizia sono gli obiettivi.
L’acqua è essenziale per rafforzare la resilienza e l’adattamento climatico. Integrare lo sviluppo sostenibile con la resilienza climatica richiede l’adozione dei principi dell’Adattamento Guidato dal Livello Locale (Locally Led Adaptation - LLA), già sostenuti e attuati da centinaia di reti della società civile e autorità locali.
Acqua, conflitti e diplomazia blu
La scarsità d’acqua può esacerbare le tensioni esistenti, mentre il controllo sulle infrastrutture e sulle fonti idriche può diventare uno strumento per esercitare pressione nei conflitti. L’acqua non deve mai essere utilizzata come arma. Le infrastrutture, le reti e i servizi idrici essenziali devono essere protetti e l’accesso umanitario deve essere garantito in ogni circostanza.
Allo stesso tempo, la gestione condivisa delle risorse può rappresentare una via concreta di cooperazione, come nella Convenzione delle Nazioni Unite sull’acqua, che sottolinea l’importanza delle questioni transfrontaliere tra paesi che condividono bacini fluviali. Sosteniamo quindi la diplomazia dell’acqua, il dialogo transfrontaliero, lo scambio trasparente di dati e accordi che tengano conto dell’intero bacino fluviale e delle esigenze delle popolazioni locali, anche al di là dei confini amministrativi e nazionali.
Le organizzazioni della società civile sostengono l’impegno e la cooperazione dell’Italia nell’ambito dei quadri multilaterali regionali e globali, quali il Forum delle Nazioni Unite sull’acqua e la COP, volti a migliorare le politiche e ad aumentare le risorse per l’accesso sostenibile all’acqua e la sua governance in quanto bene comune.
Finanza responsabile e giustizia climatica
Con un deficit di finanziamento stimato a 114 miliardi di dollari all’anno per garantire l’accesso universale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari entro il 2030, il costo dell’inazione è particolarmente grave per i paesi e le comunità vulnerabili. La sfida non riguarda solo l’ammontare dei finanziamenti mobilitati, ma anche chi paga, chi decide e chi ne beneficia. I paesi che hanno contribuito meno al cambiamento climatico non dovrebbero essere costretti a soddisfare i bisogni idrici essenziali attraverso un indebitamento aggiuntivo.
È quindi necessario un finanziamento accessibile e a lungo termine, in cui l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e i finanziamenti sotto forma di sovvenzioni svolgano un ruolo centrale, specialmente per i servizi di base nelle aree rurali, fragili e in aree colpite da conflitti. I finanziamenti privati possono dare un contributo prezioso, ma devono integrare le politiche e gli investimenti pubblici piuttosto che sostituirsi alla responsabilità pubblica. I governi, le agenzie internazionali e le istituzioni finanziarie dovrebbero garantire che gli strumenti di riduzione del rischio e le politiche di tutela degli investitori non escludano i paesi e le popolazioni più colpiti dall’insicurezza idrica e dai cambiamenti climatici.
È necessario stabilire standard credibili per la responsabilità del settore privato. Le imprese ad alto consumo idrico devono misurare, ridurre e rendere conto della propria impronta idrica, evitando il “greenwashing” e contribuendo a benefici ambientali e sociali verificabili.
Ogni investimento dovrebbe inoltre essere valutato in base al suo impatto sull’accesso, l’equità e l’uguaglianza, l’occupazione locale, la resilienza e la qualità degli ecosistemi. La trasparenza dei flussi finanziari (chi ha accesso ai finanziamenti e alle tecnologie, chi controlla i nuovi beni, come vengono influenzati i carichi di lavoro retribuiti e non retribuiti e chi partecipa alle decisioni di investimento), la partecipazione della comunità e la rendicontazione pubblica devono essere requisiti standard, non optional.
Conoscenza, istruzione e preparazione agli eventi estremi
La costruzione di una nuova cultura dell’acqua richiede istruzione nelle scuole, formazione tecnica, informazioni accessibili e la promozione delle conoscenze locali. Vi è inoltre un’urgente necessità di rafforzare la preparazione a siccità, inondazioni e ondate di calore, in particolare negli insediamenti informali, nelle aree rurali emarginate e nelle regioni costiere. I sistemi di allerta precoce, i piani locali, i dati aperti e le capacità delle comunità devono andare di pari passo con i progetti infrastrutturali.
Impegni attesi dal Forum
L’appello delle reti della società civile italiana impegnate nella cooperazione internazionale alle istituzioni e ai governi del Forum euromediterraneo sull’acqua è il seguente:
• Una tabella di marcia verificabile per un meccanismo permanente di partecipazione della società civile attraverso meccanismi multistakeholder nei processi di definizione delle priorità, pianificazione, attuazione e monitoraggio dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari anche a livello nazionale e regionale;
• Programmi locali replicabili per gli investimenti, una governance equa e una gestione sostenibile delle risorse idriche con riferimento al WEFE Nexus
• Un impegno più forte nell’attuazione di progetti idrici decentralizzati che utilizzino tecnologie robuste ed energie rinnovabili, in linea con l’economia circolare
• Promuovere modelli per la conservazione, la salvaguardia e la resilienza delle risorse idriche e delle infrastrutture;
• Principi condivisi per politiche di finanziamento idrico e di investimento pubblico eque e responsabili;
• Proponiamo di istituire un fondo dedicato, che consenta alle aziende idriche di destinare fino all’1% dei propri bilanci per l’acqua e i servizi igienico-sanitari a progetti WASH di solidarietà internazionale, al fine di promuovere la cooperazione tra le aziende municipalizzate italiane e quelle dei paesi MENA e dell’Africa per la gestione dell’acqua potabile e delle acque reflue. Radicata nella cooperazione decentralizzata, questa iniziativa mira a migliorare l’accesso e la qualità dei servizi.
• Iniziative di «diplomazia blu» e tutela del diritto a un accesso continuo ed equo ad acqua sufficiente e di qualità anche in situazioni di conflitto, nonché integrazione della dimensione idrica nei processi di costruzione della pace
• Programmi di formazione e rafforzamento delle capacità locali sui sistemi di gestione sostenibile delle risorse idriche e sulla preparazione agli eventi estremi
• Un sistema pubblico di monitoraggio degli impegni relativi a politiche, strumenti e risorse.
Le reti delle organizzazioni della società civile italiane, da tempo impegnate in programmi di cooperazione internazionale, sottolineano il valore della collaborazione con la società civile e le istituzioni dei paesi partner, nonché con le reti globali delle organizzazioni della società civile. Chiediamo che le comunità e le organizzazioni della società civile non siano considerate destinatarie passive di soluzioni prestabilite, ma attori in grado di influenzare le decisioni, monitorare i risultati e contribuire alla gestione sostenibile di questa risorsa.
Solo in questo modo si creeranno le condizioni per trasformare l’acqua nel Mediterraneo allargato da fattore di vulnerabilità a base di cooperazione, giustizia e pace.
AOI, Cooperazione e Solidarietà Internazionale, https://www.ong.it/
CINI, Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali, https://www.cininet.org/
LINK 2007, Cooperazione in rete, https://link2007.org/
