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"Malembe malembe" (piano piano) sto imparando a conoscere l'Angola

Pubblichiamo il diario di Mariella, volontaria SCU del VIS in Angola:

"Ogni mattina, da quando sono in Angola, mi sveglio senza sapere quale volto della città incontrerò oggi. Sono arrivata tre mesi fa a Luanda e ancora non credo di aver compreso del tutto questa città multiforme, che cambia aspetto ad ogni angolo, ad ogni traversa, all’ingresso di ogni bairro.

Ho capito però che essere arrivata fin qui è stata la scelta giusta, anche se inizialmente mi spaventava molto salire su un aereo e trascorrere un anno della mia vita a 9000 km da casa mia. Non è stata una decisione facile da prendere; ho messo in pausa la mia vita da insegnante precaria, lasciato la mia casa in affitto a Torino dove mi trovavo per lavorare e, invece di tornarmene a casa mia, a Salerno, ho deciso di dare un’opportunità a quel desiderio che covavo sommessamente ormai da molti anni: partire con il VIS per il Servizio Civile.

La scelta dell’Angola è stata guidata da saggi consigli e dal tipo di progetto che il VIS porta avanti qui a Luanda: sostenere i tanti bambini e bambine che vivono in condizione di strada e vulnerabilità offrendo loro un posto da chiamare 'casa' e la possibilità di cambiare vita.

Non è stato facile l’impatto con questo Paese così complesso e variegato, con una lingua che non conoscevo affatto, con una realtà che non si rivela a prima vista ma che richiede uno sguardo attento, prolungato, che sappia scalfire la superficie delle cose e andare più in profondità. Mi sono approcciata all’Angola come una bambina che guarda al mondo per la prima volta: sto imparando ad abbandonare il mio concetto di 'normalità' che non ha affatto valore ad altre latitudini, ma anche ad accettare, abbracciare e indirizzare il senso di colpa che a volte emerge nell’avere il privilegio di potersi scandalizzare davanti alla povertà.

I miei colleghi, nelle prime settimane, mi hanno aiutata molto ad imparare il portoghese e tutte le volte che mi hanno vista arrancare, faticare e sforzarmi di comunicare in una lingua del tutto nuova, mi hanno incoraggiata con una delle prime espressioni che ho imparato subito, quell’espressione che è diventata un po’ il mio motto di questi mesi: devagar devagar (o malembe malembe, in lingua kimbundu), 'piano piano'.

Perché ci è voluto e ci vorrà tempo per entrare in punta di piedi in questa realtà che mi sta insegnando non solo a guardare con più attenzione 'dentro' le cose ma forse, soprattutto, a guardare meglio 'dentro di me'."